Oggi 20 Marzo festeggiamo la giornata internazionale della FELICITA’ istituita dall’ONU nel 2012 riconoscendo la ricerca della felicità come diritto umano fondamentale e obiettivo universale.
La ricorrenza promuove l’idea che benessere, felicità e sostenibilità debbano guidare le politiche economiche e sociali per promuoverne la realizzazione attraverso una nuova CULTURA SOCIALE POSITIVA e l’adozione di nuovi stili di vita.
Dal 2011 mi occupo di EMPOWERMENT nei diversi sistemi relazionali e sociali, nel 2019 ho unito i puntini scoprendo questo approccio multidisciplinare, pioniera con altri 50 colleghi, ho ottenuto da IIPO (Italian Institute for Positive Organization e 2bhappy la certificazione come Chief Happiness Officer al serivizio della TrasFormAzione Positiva applicando i paradigmi dei quattro pilastri della Scienza della Felicità (EUDAIMONICA):
- più chimica positiva meno chimica negativa ( fisiologia attiva e produzione di ormoni del benessere, es meno lamento e rabbia, più gentilezza e gratitudine)
- più saper essere e meno fare/avere ( consapevolezza di sè e proposito di vita..no to do list infinite e accumulo bulimico di cose materiali)
- più noi meno io (collaborazione e coesione sociale)..no ego e antagonismo)
- più disciplina meno caos ( pratiche esperienziali di energy management, routine quotidiana di nuovi stili di vita meno formazioni cognitive e sporadiche)
Nel 2020 ho approfondito il secondo pilastro diventando Operatrice in Scienza del Sé, una metodologia creata dal PhD Sandro Formica che attraversa 9 pilastri interconnessi a supporto della SOSTENIBILITA’ INDIVIDUALE.
Abbiamo diritto di essere felici nella vita….e nel lavoro che rappresenta più del 50% del tempo di vita!
Lavoro e Lav-Oro: etimologia nella cultura organizzativa e sociale!
Le parole e i loro significati e significanti mi appassionano e sono al centro di ogni percorso di empowerment individuale e gruppale. Ognuno di noi le riempie in modo unico di pensieri, percezioni, emozioni, esperienze.
L’etimologia è da ricondursi al latino labor = fatica… ma chi l’ha detto, una credenza? Certo che la parola fatica riporta l’ambiguità e polarizzazione tra ‘sforzo e impegno, ‘esaurimento e impresa’.
La virtù sta sempre in mezzo tra gli estremi opposti.
Mi piace riportare anche la prospettiva della radice sanscrita labh = intraprendere, ottenere, orientare la volontà, intento, desiderio.
Il LAVORO è ‘qualsiasi esplicazione di energia volta a un fine determinato’, ‘l’applicazione delle facoltà fisiche e intellettuali rivolta direttamente e coscientemente alla produzione di un bene o di una ricchezza, a ottenere un prodotto di utilità individuale o generale’
Il lavoro struttura gran parte della nostra realtà quotidiana ed è una delle principali fonti di AUTOREALIZZAZIONE, genera senso e valore se siamo consapevoli del nostro destino, della nostra motivazione e del nostro proposito, ci aiuta a creare con capi, colleghi, collaboratori, clienti, fornitori un sistema coeso che collabora per un obiettivo comune.
Mi piace ritrovare la parola ‘ORO’ nel Lav-oro e credo nella possibilità di ciascuno di noi di sviluppare una rel-azione che porti alla luce i propri val-ori e la ricchezza delle proprie POTENZIALITA’, talenti sonanti che spesso non vediamo o non sappiamo gestire, ori che nelle organizzazioni vengono depressi e svalutati.
Ci viene in aiuto anche la nostra Costituzione con l’articolo 4: ogni cittadino ha il diritto al lavoro ma anche il dovere di svolgere secondo le proprie possibilità e la propria scelta una attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.
Come scegliamo il nostro lavoro è un punto di partenza non di arrivo. La definizione dinamica della nostra identità professionale rientra di diritto nella ‘costruzione di sé’, nell’evoluzione dei nostri ‘cicli vitali’ , nella nostra FILOSOFIA ESISTENZIALE per evolvere e non sopravvivere!
Scienza del sé e sostenibilità individuale
Si parla molto di sostenibilità, l’agenda 2030 ci riporta a obiettivi e metriche sistemiche fondamentali ma si parla troppo poco di sostenibilità individuale…senza PERSONE CENTRATE non progrediamo.
Abbiamo un livello medio di consapevolezza del 12% e di motivazione del 10%, stress e malessere in crescita, relazioni conflittuali e dinamiche di potere ricorrenti, le persone hanno urgente bisogno di prendersi CURA di sé e della propria evoluzione.
Tu quanto sei sostenibile?
La SDS aiuta ogni persona a sviluppare self leadership per auto determinare il proprio destino: + saper essere – fare/avere.
Applichiamola alla realizzazione professionale felice.
Studiamo moltissimo e in media 20.000 ore prima dell’università e ci ricordiamo meno del 10%, di queste nozioni siamo dedicati a materie del sapere e saper fare, non investiamo neppure un’ora a scuola sul saper essere e saper diventare.
La maggior parte delle persone non sceglie consapevolmente un piano di studi e una carriera professionale, il risultato è che la maggior parte dei lavoratori non sa cosa alimenta la propria MOTIVAZIONE, quali sono i bisogni professionali, quali talenti e potenziale inespresso può essere liberato, quale PROPOSITO e SENSO di scopo muove la propria energia vitale.
Un assaggio dei 9 pilastri della SDS
Prova a darti un voto da 1 a 10 su ogni pilastro e valuta quanto conosci l’iceberg dei tuoi comportamenti…quanto hai scritto fino ad oggi del tuo manuale di istruzioni che non ti hanno dato nel corredo alla nascita!
I bisogni. Tutti i comportamenti sono riconducibili alla soddisfazione di uno o più bisogni, conoscere i nostri e come soddisfarli, a chi li deleghiamo e se è sostenibile è un punto iniziale per favorire il nostro benessere a medio e lungo termine, in famiglia, in azienda, nella società, più diventiamo consapevoli dei nostri bisogni, maggiori sono le possibilità di raggiungere l’auto-realizzazione ed esprimere il nostro potenziale più elevato.
I valori. Sono unici e influenzano le nostre scelte quotidiane e strategiche, purtroppo rischiamo di farci condizionare dai contesti sociali omologandoci per essere accettati dal senso comune, questo ci forza ad abbandonare le nostre radici più profonde e vere.
I talenti e le competenze. Spesso sacrifichiamo uno o più talenti in quanto considerati non “utili” o “conformi” o “appropriati” dalla collettività. Le convinzioni famigliari o sociali, l’ego e la competizione spesso condizionano la libera espressione di sé e della vena creativa per mettere in pratica ciò che ci contraddistingue.
Le convinzioni. La nostra programmazione mentale spesso è un limite alla nostra felicità. La scienza ha stabilito che facciamo dai 50.000 agli 80.000 pensieri al giorno e la maggior parte di questi pensieri e percezioni è negativa. Le convinzioni su di noi, sugli altri, sul mondo agiscono come filtri e lenti per interpretare quello che viviamo, per confermare la nostra verità soggettiva ma la nostra mappa limitata non è il territorio delle infinite possibilità. In questo spazio ristretto rischiamo inconsapevolmente di boicottare la nostra creatività e andare anche contro il benessere dell’azienda. È di fondamentale importanza riconoscere e riformulare le proprie convinzioni limitanti per aumentare felicità ed efficacia personale e collettiva.
Le emozioni. Siamo tutti analfabeti emozionali, l’intelligenza emotiva è di gran lunga più importante di quella razionale, non solo al fine di vivere una vita felice e ricca di soddisfazioni, ma anche dal punto di vista della produttività e della leadership. La dimensione emotiva è cruciale infatti per l’efficacia del processo decisionale, per tessere relazioni felici e sostenibili, di mutuo apprezzamento, rispetto ed empatia.
La comunicazione empatica. Viviamo in una torre di Babele, ognuno con la propria mappa e linguaggio, tra ciò che vogliamo comunicare (100) e ciò che viene compreso (10) abbiamo infinito spazio di miglioramento, comunicare veramente, oltre pregiudizi bias stereotipi, significa mettere in comune in fiducia, presuppone un obiettivo di senso comune e una relazione funzionale. Spesso ci difensiamo o accusiamo, stare in posizione empatica alla giusta distanza emotiva, adulta, inclusiva, assertiva, positiva è una sfida ricorrente nel lavoro e nella vita
Il proposito di vita. Generare benessere e felicità passa dalla scoperta del nostro destino, l’unione di impegno e dedizione, talenti e competenze fino a qualcosa che è più grande di noi stessi (Big Potential). Questo scopo funge da bussola interiore e ci permette di determinare, in ogni momento della nostra esistenza, la direzione giusta. Uno studio effettuato dalla Ernst & Young ed Harvard ha rivelato che le persone e le aziende che utilizzano il proposito come strumento strategico direzionale sono più performanti.
L’immaginazione. È il volano dell’evoluzione ed è alla base dell’innovazione, stimola l’economia e, complessivamente, promuove la crescita in ogni aspetto di vita. Tuttavia il lavoro ancora oggi enfatizza quasi esclusivamente la logica, l’analisi, la razionalità, la coerenza e la sistematicità. È urgente rimettere in funzione la parte destra del nostro cervello, quella creativa, sensoriale e intuitiva e creare sinapsi tra i due emisferi
Il piano di vita. È la dimensione che consente di progettare e pianificare il nostro futuro unendo tutti i punti precedenti con resilienza e autodeterminazione. Una risorsa per essere registi e protagonisti consapevoli della propria vita felice e del proprio lavoro come parte integrata.
Il piano non è mai un punto di arrivo ma è un elaborato trasformativo in tensione continua per la ricerca della migliore possibilità in ogni fase della vita, accogliendo le crisi e i cambiamenti del contesto oltre che i nostri.
Prendere consapevolezza sulle nostre SCELTE e responsabilità nel far accadere le cose in nostro POTERE ci mette nella posizione di riformulare trame e COPIONI di vita, di essere finalmente REGISTI e PROTAGONISTI del nostro destino professionale … e non solo…felice.
Con augurio e speranza per un mondo migliore, felice, gentile, inclusivo, sostenibile per tutti.

