Da dove vengo: la cura di nonna Cichina

La mia trasformazione è partita 10 anni fa dalla scoperta di una risorsa che mi apparteneva nelle radici: la cura per il prossimo, l’attenzione e la capacità di ascolto, l’accoglienza e l’empatia…l’avevo dentro di me…l’avevo vista e la vedo ogni giorno in mia madre, prima di lei l’ho sentita raccontare da mia madre quando mi ricordava la sua mamma, nonna Cichina.

Cichina in piemontese significa piccola Francesca, porto il suo nome come secondo, era una donna piccola con un cuore enorme e una generosità che tutti conoscevano. Era una contadina e viveva in un piccolo paesino del basso Piemonte, Cimaferle con il nonno Badan e 7 figli, anzi 9 perché due erano morti da piccoli ma li includeva ogni giorno nei ricordi e nelle preghiere.

La nonna era povera ma felice, aveva sempre il sorriso sul volto e cantava mentre cuciva, mentre lavava, mentre cucinava, mentre accudiva gli animali nella stalla, mentre si occupava dei campi e dell’orto, mentre badava alla sua famiglia numerosa…,

La nonna aveva poco ma lo moltiplicava con fantasia e amore, faceva cose grandi sempre al servizio di tutti, moltiplicava anche il tempo ma non correva, dormiva solo qualche ora per notte ma non era mai stanca, donare e avere cura degli altri le dava energia e la ricaricava giorno dopo giorno.impastava il pane e la pasta,  faceva le formaggette di capra, cercava i funghi e andava regolarmente a messa….

La nonna viveva in una casetta costruita con il nonno con tanti sacrifici, la casa era a fianco della strada principale che collegava Fondoferle a Cimaferle e ad acqui terme, unica strada per i carri e i viandanti, da qui passavano tutti, ricchi e poveri, tutti sapevano di potersi fermare dalla Cichina….vicino alla porta dell’uscio teneva un mestolo e lo porgeva per prendere acqua fresca alla fontana di fronte, c’era un piatto che la nonna riempiva dividendo il cibo della famiglia con chiunque si fermasse, c’era una coperta tenuta al caldo sulla stufa e se si avvicinava la notte invitata i passanti a dormire nel fienile….

La nonna aveva una tovaglia di fiandra bianca dono prezioso di una sorella emigrata in francia, ne era orgogliosa e la teneva con cura al sicuro in un cassetto che apriva solo lei, ma era pronta a condividerla con generosità con le altre famiglie del paese quando c’era una ricorrenza importante, una cerimonia un battesimo e un matrimonio, poi la lavava con tanta pazienza con la cenere della stufa per farla tornare bella bianca pronta e pulita per una nuova lieta occasione di festa con la comunità.

La nonna si prendeva cura della famiglia e dei suoi bambini, era sempre ordinata e pulita, raccoglieva i suoi lunghi capelli in un muccetto  e lo copriva con un fazzoletto per non far cadere i capelli nel cibo, aveva sempre il grembiule con due tasche e teneva in una il suo fazzoletto e nell’altra quello dei bambini.

La nonna ha allevato 7 figli, due maschi e cinque femmine, nati a distanza di due anni uno dall’altro a parte la mia mamma…nata ‘per caso’ dopo sei anni quando ormai non si aspettavano più di procreare. L’inverno era sempre rigido e la casa era circondata dalla neve con una piccola stufa al piano di sotto, tutti contribuivano a rotazione alla gestione della casa e del pascolo e via via delle sorelline più piccole, i bambini si ammalavano spesso e lei li curava con amorevolezza. Preparava una polentina e metteva una pezza di lana sulla stufa, l’avvolgeva con cura e preparava una tazza di brodo caldo con il pollo per dare sostanza e nutrimento utile alla guarigione, saliva le scale e lentamente faceva sorseggiare il brodo, poggiava sul petto il panno caldo.

La nonna riusciva ad occuparsi della loro salute e portava sempre allegria raccontando tante filastrocche, quando avevano il mal di gola prendeva il polso del piccolo e iniziava a massaggiarlo delicatamente per far sciogliere i nodini finchè non si addormentava cantava una dolce cantilena che mia madre ha cantato a me….che diceva:

I gariei son nov, da nov i venu ott, da ott i venu sett, da sett i venu scez, da scez i venu zinq, da zinq i venu quatr, da quatr i venu trei, da trei i venu dui, da dui i venu in, da in una rest manc pi in!

Questa è la mia nonnina Cichina e le sono profondamente grata per quello che sono oggi!

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