Se credo di non essere mai abbastanza…non sarò mai abbastanza. Che fatica!

Eva, 28 anni

All’inizio del percorso ero incerta, curiosa. Volevo capire e capirmi. Una sensazione di “potenza” di me stessa che ancora, secondo me, non era diventata “atto”. Speravo che questo percorso mi confermasse che potevo diventare qualcosa in “atto” anche io. Ho iniziato questo percorso perché avevo estrema fiducia in Laura, la ammiravo vedendo in lei la centratura che solo le risposte consapevoli riescono a dare. Con lei ho alimentato la mia motivazione e sviluppato la capacità di poter diventare “atto”. Sono diventata parte attiva della mia quotidianità.

Un concetto difficile che, non nascondo, ogni tanto dimentico quando mi lascio trascinare dal “non dipende da me”, “non posso farci nulla” e mi adagio in una condizione passiva che conosco e che sembra apparentemente amica. Con questo percorso ho imparato a riconoscere questi momenti e guardare con una nuova prospettiva  in primis me  stessa.  Il  principale  limite  che  ho elaborato è  quello  di   “Non essere abbastanza” in tutte le sue possibili declinazioni.

Sono una persona determinata ma affrontavo tutto con riserva guardando quello che costruivo con l’occhio di chi cerca l’imperfezione. Ho imparato a darmi merito, ho compreso lo schema e ho agito nuovi comportamenti per darmi stimoli per fare meglio senza offuscare la realtà. Il percorso continua in autonomia e non finisce mai. Questo spazio professionale mi ha aiutato però ad interrogarmi sui comportamenti che non  mi appartenevano più, in cui continuavo a stare per “paura” di non saper fare di meglio.

Sono arrivata così ad una prima meta del mio viaggio. Il diario mi ha permesso di visualizzare i pensieri che mi limitavano e  di affrontarli pian piano. Sono riuscita a chiudere alcuni cicli, ne ho scelti e aperti altri nuovi. Ho cambiato lavoro, ho chiuso una relazione affettiva che non potrebbe neanche definirsi tale, ho costruito una mia startup dal nulla. In sintesi ho voltato pagina, radicato il passato e guardato al nuovo foglio bianco con grande curiosità. Al lettore vorrei dire di provare, di darsi una possibilità concreta per ricominciare.

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